Il caso di Tamara Samsonova, accusata dell’omicidio di Valentina Ulanova, le ipotesi su altre vittime e il ricovero psichiatrico disposto dal tribunale.
Nel luglio del 2015, alcuni resti umani furono trovati in un terreno vicino a uno stagno di via Dimitrova, nel quartiere Kupchino di San Pietroburgo. La vittima venne identificata come Valentina Ulanova, una pensionata di 79 anni.
Le indagini portarono a Tamara Samsonova, sessantottenne che in quel periodo viveva con Ulanova. Nella casa furono individuate tracce di sangue e venne accertata la mancanza della tenda del bagno, materiale simile a quello nel quale erano stati avvolti alcuni resti.
Secondo l’accusa, Samsonova aveva provocato la morte dell’anziana e successivamente ne aveva smembrato il corpo, trasportandone alcune parti all’esterno. Immagini di videosorveglianza mostrarono una donna indicata dagli investigatori come Samsonova mentre spostava diversi involucri.

Tamara Samsonova: le confessioni e gli altri delitti mai dimostrati
Durante gli interrogatori Samsonova dichiarò di avere somministrato a Ulanova un farmaco e di averne successivamente fatto a pezzi il cadavere. Gli accertamenti medico-legali, tuttavia, non riuscirono a stabilire con certezza la causa della morte né a confermare l’assunzione della sostanza indicata, anche perché non furono recuperati tutti gli organi necessari agli esami.
Il caso assunse rapidamente dimensioni molto più ampie. Alcuni resoconti parlarono di un diario contenente riferimenti a numerosi omicidi e Samsonova fornì dichiarazioni anche sulla morte di un suo precedente inquilino, i cui resti erano stati trovati nel 2003.
Queste ipotesi non portarono però a nuove contestazioni giudiziarie. Il Comitato investigativo precisò di non disporre di elementi oggettivi che dimostrassero una serie di oltre dieci omicidi. Nel procedimento conclusivo rimase un solo episodio: quello relativo a Valentina Ulanova.
Il giudizio di incapacità e il trattamento obbligatorio
Una perizia psichiatrica stabilì che Samsonova soffriva di schizofrenia paranoide, rappresentava un pericolo per sé e per gli altri e non poteva essere sottoposta a una normale pena detentiva. Nel novembre 2015 venne trasferita in una struttura psichiatrica durante lo svolgimento dell’inchiesta.
Il 27 marzo 2017, il Tribunale distrettuale Frunzensky di San Pietroburgo la esentò dalla responsabilità penale per incapacità d’intendere e dispose il ricovero obbligatorio in un ospedale psichiatrico specializzato con sorveglianza intensiva.
Tamara Samsonova è stata spesso descritta come una serial killer e associata dai media a un numero elevato di vittime. Sul piano giudiziario, però, il procedimento riguardò soltanto la morte di Valentina Ulanova. Le accuse relative agli altri casi, così come le insinuazioni sul cannibalismo diffuse da alcune testate, non furono dimostrate in tribunale.